Dignità e malattia

Una patologia altamente invalidante, specie se degenerativa, mina pesantemente ogni giorno la dignità di chi la subisce; seguendo un percorso altero, affatto sordo e pressoché incorruttibile il male erode la libertà fisica della persona privandola delle più basilari manifestazioni di quotidiana autosufficienza, le quali venendo a mancare lasciano dietro di sé un vuoto che si riempie di disagio e di patimento morale, finanche di vergogna; non poter più badare autonomamente alle proprie esigenze, specie a quelle più intime, è una prova assai ardua con cui confrontarsi. Chi in situazioni d così pesante disagio affronta la sofferenza riuscendo a mantenere intatto il proprio decoro merita a mio avviso il massimo rispetto possibile.

Ma oltre al dolore fisico, psicologico e morale, e alla privazione della propria autonomia, ciò che maggiormente può ledere la dignità di chi soffre è l’atteggiamento irriguardoso delle persone che ci circondano, soprattutto quando tale condotta proviene da coloro che per missione dovrebbero porre la tutela del malato grave, cioè di chi si trova in una sì pesante di condizione di svantaggio, al primo posto delle proprie priorità. Infatti, trovo sommamente abietta la mancanza di umiltà che talvolta caratterizza un medico o un infermiere quando costoro non ammettono un proprio errore che si ripercuote a danno del paziente; ed ancor più spregevole e vile è la condotta di quel professionista che avendo a trattare un caso assai raro lo sfrutta come cavia di laboratorio per aggiungere lustro al proprio nome, del tutto incurante o quasi delle condizioni reali di chi si trova di fronte.

Non è richiesto il pietismo, che considero al pari di un insulto, né insincera partecipazione, ma correttezza e rispetto per la dignità, sempre.

6 Commenti

  1. Alessandro Peruzzi 30 maggio 2013 a 22:52

    Le tue parole toccano corde che fanno riflettere.
    Hai tutto il mio rispetto.

  2. Penso che anche altri dovrebbero cominciare a denunciare certe situazioni e atteggiamenti così come fai tu. Ho vissuto le strutture sanitarie con mio padre, morto di cancro, e poi con mia madre la quanle è stata operata a una cisti lobo-frontale che l’aveva quasi uccisa, ma per fortuna si è salvata. Abbiamo visuto situazioni assurde, indegne, indecorose. Solo quando, stanca, ho iniziato a minacciare denunce, ho ottenuto un po’ di rispetto. Vergogna!
    Ti comprendo e ti ammiro.

    • Claudio Torretta 14 agosto 2013 a 15:05

      Purtroppo avendo una malattia assai rara mi è anche capitato in questi anni di essere trattato alla stregua di una cavia da medici incuranti del tutto alle mie condizioni e alla mie sofferenze; poche cosse sono per me altrettanto offensive.