Preferisco stare scomodo

Gestire quotidianamente l’invalidità e le molteplici privazioni e difficoltà che essa determina  significa stabilire un rapporto estremamente soggettivo ed intimo con la malattia, o meglio, con la propria condizione di malato; ciò implica che ognuno affronta la propria disagiata situazione in modo particolare, in base al proprio temperamento, alla propria indole, alla propria sensibilità, alla propria concezione dell’esistenza.

Personalmente, nei confronti della patologia, preferisco stare “scomodo”: malgrado i gravi  problemi alle mani utilizzo delle posate normali, così come uno spazzolìno elettrico senza adattatori, una comune lametta da barba o un rasoio elettrico dei più diffusi; maglie di pile o giacche della tuta con la cerniera a zip e non con il velcro, come tastiera nessuna soluzione particolare con maschere o tasti distanziati ma la bellissima tastiera Apple, che preferisco ai riconoscimenti vocali di cui cerco il più possibile di non abusare.

Allo stesso modo, in casa mi sposto con una poltrona da ufficio con rotelle facendo forza con le gambe, o appoggiandomi a mio padre e camminando il più possibile; le scale per ora mi provano molto ma restano una sfida, diciamo così.

Tutto questo perché cercherò sempre di non abituarmi ad una condizione che malgrado le poche speranze vedrò sempre come reversibile; rifiuterò sempre di assuefarmi alla malattia e di sottostare prono alle sue regole e al suo dispotismo; per questo favorisco la fatica nel compiere le cose e la rabbia che spesso ne scaturisce per via delle menomazioni, perché tutto ciò mi fa sentire vivo e reattivo e mi ripaga, alla riuscita dell’azione, di una soddisfazione profonda e avvolgente, che rinvigorisce il mio senso di appartenenza all’umanità e la coscienza di me stesso.

Io esisto perché resisto.

Come Albert Camus scrisse: “l’abitudine alla disperazione è peggio della disperazione stessa”*.

*La peste, Tascabili Bompiani

6 Commenti

    • Claudio Torretta 14 aprile 2013 a 17:58

      Grazie Ugo, ma, malgrado il dolore, la paura e lo smarrimento, la disperazione e la malinconia, il merito è di quella imprescindibile passione per la vita che ancora mi riempie dentro; ovvero la passione per ciò che ho di più prezioso.

  1. lascio una riga solo per dire che sono passato di qua, ho letto, ed ho apprezzato…
    ogni commento è superfluo. grazie.

  2. Claudio Torretta 16 aprile 2013 a 15:46

    Come sempre. son io che ringrazio Voi per la preziosa attenzione che mi dedicate.