Tempo

persistencePassato, presente e futuro: la declinazione dell’esistenza di ognuno di noi. Il primo già lo conosciamo e può essere rifugio piacevole ma anche luogo buio da dimenticare. Il secondo corre veloce e spesso scivola via dalle mani prima ancora che si abbia percezione di lui, in costante sospensione tra gli altri due. Il terzo, semplicemente, si vorrebbe fosse il migliore possibile e lo si riempie dei propri sogni, delle proprie speranze ed ambizioni.

Parlo del tempo perchè vi siamo completamente immersi e non possiamo non farvi i conti (a volte preghiamo perchè scorra più in fretta, a volte pare non bastare per nulla); è un elemento importante dal quale è difficilissimo a parer mio estraniarsi del tutto, e non è poi detto che il riuscirci sia sempre salubre. Anche se talvolta pare opprimerci crudelmente e senza tregua, il suo trascorrere può lenire i dolori che portiamo dentro, persino quelli che sul momento ci appaiono insormontabili e per i quali temiamo di dover soffrire senza soluzione di continuità.

Fermiamoci ogni tanto a riflettere sul “nostro” tempo, con calma.

5 Commenti

  1. Farlo richiede – indovina? – tempo. Ad esempio io sono arrivato da cinque minuti a casa ed ‘inganno’ il tempo mentre mia moglie cucina. Cena e poi, finalmente, un po’ di tempo assieme per raccontarci la giornata, prendere fiato e ricaricarci mentalmente per la maratona di domani.

    E sono fortunato perché ho una persona con cui condividere tutto quello che vivo e non ho bambini cui dover correre dietro, risicando ancora tempo a “me” e quindi alla percezione del mio presente [non voglio dire che avere un bimbo è male, anzi!].

  2. Passato, presente e futuro…

    Piccola curiosità:
    -noi “immaginiamo” il passato come qualcosa alle nostre spalle, e il futuro come qualcosa che ci sta davanti, da raggiungere…
    -alcune tribù sperdute non-mi-ricordo-dove hanno una concezione completamente opposta: il passato ti sta davanti perché lo conosci e lo puoi “vedere”, il futuro invecve sta dietro di te perché non lo conosci… non lo vedi..

    Quando ho letto questa cosa sono rimasto scioccato, non tanto per il fatto che qualcuno possa avere delle visioni completamente opposte alle nostre, ma perché questa visione opposta implica una cultura e un approccio alla vita completamente diverso al nostro: noi siamo abituati a guardare al domani cercando di anticiparlo e dimenticandoci spesso (ahimé) delle esperienze passate; loro invece sono abituati a guardare il passato (l’esperienza insegna…) senza preoccupersi più di tanto di cosa accadrà in futuro, perché tanto non lo si conosce.

    PS: il presente non esiste, come diceva Luciano De Crescenzo… e te ne accorgi perché il tempo dle preente non ti basta mai…

    • Claudio Torretta 20 dicembre 2012 a 15:35

      Notazione davvero interessante.
      Dimostra inoltre come la superiorità che la cosiddetta “società moderna” vanta di avere nei confronti di determinate realtà sia più che altro frutto di presunzione.

      • non la metterei tanto sul piano della “superiorità”, vera o presunta che sia…

        in quelle tribù si può morire per una “semplice” polmonite, e si può prendere una polmonite molto più facilmente che da noi, partendo da una banale bronchite: preferisco scendere sottocasa e comprare l’antibiotico in farmacia… in questo caso la superiorità non è presunta ma concreta (e non tiro nemmeno in ballo il fatto che noi ci stiamo commentando a vicenda da due computer connessi ad una rete mondiale, concetti che loro non riuscirebbero nemmeno ad immaginare in sogno).

        Però mi piacerebbe che ogni cultura conservasse la propria identità, perché ogni cultura può insegnare qualcosa alle altre (a piccole dosi però… altrimenti si arriva alla globalizzazione totale)