Io, Edmond Dantes, Tevac e la mela.

Edmond Dantes, ossia colui che sarebbe divenuto il celeberrimo conte di Montecristo, venne ingiustamente rinchiuso in una segreta del Castello d’If, sinistra roccaforte di fronte a Marsiglia, vittima inconsapevole delle trame e dalle calunnie di chi lo invidiava, di chi lo odiava, e di chi temeva che la sua esistenza minacciasse la propria carriera. In quell’angusto spazio grande pochi metri quadrati, mai raggiunto dalla luce dal sole e con pareti e pavimento di nuda pietra, con l’unico arredo di una branda e di un tavolo, Edmond, prossimo alle nozze con l’amata Mercedes e appena promosso comandante del proprio bastimento, si ritrova catapultato in un incubo che lo ha privato della propria vita e della propria libertà senza che egli possa neppure lontanamente comprenderne i motivi. Nel buio, e con la disperazione nel cuore, Edmond è costretto a ridimensionare drasticamente i propri orizzonti e per tentare d mantenere il più possibile integra la propria mente e per evitare di scivolare nella follia comincia ad aggrapparsi alle cose più minute: un leggero gocciolio in un angolo della propria cella, il sordo suono di passi delle guardie nel corridoio, un rumore ritmico ed indefinito nel cuore della fortezza, l’attesa dell’arrivo dei suoi miseri pasti. Ecco le cose che in pratica lo tennero in vita all’inizio della sua prigionia.

Leggendo quelle memorabili pagine di Dumas padre ho riconosciuto molti dei passi che anch’io ho effettuato, e che effettuo quotidianamente, affinché il destino che mi ha colpito sotto forma di una grave malattia non mi sovrastasse e piegasse, quantomeno non del tutto: i sogni riguardanti il futuro scompaiono, gli obiettivi si trasformano brutalmente, la propria gestione del tempo si concentra interamente sull’oggi e anche la minima distrazione al dolore e alle preoccupazioni diventa preziosa come l’aria.

Diviene quindi comprensibile come anche uno spazio virtuale come quello in cui sto scrivendo ed un agglomerato di circuiti stampati, silicio ed alluminio con una mela mordicchiata stampata sopra possano trasformarsi in qualcosa di assai più significativo di semplici riempitivi; vengono dunque a rappresentare, almeno per me, la possibilità ritrovata di interagire e confrontarsi, anche se in modo parziale, con il mondo e con altri individui, di apprendere e intraprendere nuove esperienze, di sviluppare nuovi progetti, e di farlo in modo divertente ed accattivante grazie ad ottime persone quali su Tevac ho trovato e a macchine dal fascino ineguagliabile e che rendono il rapporto con la tecnologia un puro piacere.

9 Commenti

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    • Claudio Torretta 18 dicembre 2012 a 15:13

      Caro Rob non si tratta affatto di un briciolo ma di molte e molte ore assai preziose.

  2. Verità assoluta. Ti sono vicino per averlo provato anch’io. Un abbraccio e un grandissimo augurio di un sereno Natale e di un altrettanto sereno 2013